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sabato 14 giugno 2008

Tecnica di un colpo di mano - di Marco Travaglio


Ora che il cosiddetto “caso intercettazioni” si rivela per quello che è, cioè l’ennesimo “caso Berlusconi”, forse persino l’opposizione potrebbe dire come stanno le cose: e cioè che la privacy, le fughe di notizie e le spese di giustizia non c’entrano nulla. C’entra il solito Berlusconi che tenta di far saltare i suoi processi. Duro ammetterlo dopo aver accreditato la leggenda del Cavaliere che “ha risolto i suoi problemi”, dunque stavolta risolverà i nostri, anzi studia da Statista. Ma i fatti parlano da soli, anche per chi non li vuol vedere. Tre settimane fa, l’on. avv. Ghedini infila nel decreto sicurezza un codicillo che sospende i processi per 1-2 anni (poi ridotti a qualche mese) con la scusa di consentire agl’imputati di scegliere se patteggiare o no. Maroni lo blocca, ma i berluscones annunciano che ci riprovano con un ddl. Intanto il Cainano spara sulle intercettazioni e annuncia che non si faranno più per i reati sotto i 10 anni: quelli per cui è imputato lui. Basta una norma transitoria retroattiva e il processo di Napoli per la corruzione di Saccà si svuota per abolizione delle prove. Ieri Repubblica rivela che l’on. avv. Ghedini prepara un lodo Maccanico-Schifani bis per rendere invulnerabili le alte cariche, ma soprattutto quella bassa: è incostituzionale, la Consulta l’ha già detto una volta, ma intanto ci riprovano, sospendono i processi per 1-2 anni (quelli di Milano per Mills e Mediaset sono prossimi alla sentenza), poi se arriva un’altra bocciatura si inventeranno qualcos’altro. Il cerchio si chiude. E’ così difficile chiamare le cose col loro nome? Se il dialogo con l’opposizione non s’interrompe nemmeno stavolta, è l’ennesima replica di un copione collaudato da 15 anni. Funziona così. Lui ha un problema: uno o più processi da bloccare. Comincia a strillare che non siamo più una democrazia, che dai sondaggi risulta che il 102% degli italiani sta con lui, insomma il problema non è suo ma nostro. E chi non è d’accordo è comunista. Il centrosinistra prova a balbettare che i problemi veri sono altri: morti sul lavoro, salari, monnezza, crimini dei colletti e dei camici bianchi. Ma lui spara a zero a reti unificate, minaccia di scassare tutto, invoca la piazza, mentre le sue tv e i suoi giornali sparano balle e cifre false: in Italia si processa solo Berlusconi, in tutto il mondo non si processerebbe mai Berlusconi, processare Berlusconi ci costa mille miliardi al minuto. Giornali “indipendenti” e politici “riformisti”, per sembrare indipendenti e riformisti, sostengono che lui magari esagera un po’, “ma il problema esiste”. E poi non si può mica compromettere il “dialogo sulle riforme” (c’è sempre un “dialogo sulle riforme”, chissà poi quali) col “muro contro muro”. Dal Colle, dal Vaticano e dal Csm piovono fervorini contro l’ennesima “guerra tra politica e magistratura” (che ovviamente non esiste, ma i processi a Berlusconi per reati comuni vengono sempre chiamati così) e moniti per una “soluzione condivisa tra governo e opposizione” che contemperi le sacrosante esigenze del premier con la Privacy, l’Indipendenza della Magistratura, la Libertà di Stampa. Il Riformatorio esce con una dozzina di editoriali dal titolo “Moral suasion”, che nessuno legge e nessuno capisce, ma fanno fine e non impegnano. A questo punto salta su un pontiere di centrosinistra per avviare un bel negoziato bipartisan con Gianni Letta, che è berlusconiano ma è tanto buono, e poi - come diceva Saviane - somiglia tanto a sua sorella. Una volta è Boato, un’altra Maccanico, stavolta c’è l’imbarazzo della scelta. Berlusconi strepita: “Non tratto coi comunisti assassini lordi di sangue, voglio l’impiccagione dei giudici e il loro scioglimento nell’acido”. Però Letta comunica allo sherpa che lui esagera, ma si accontenta di molto meno: abrogare i suoi processi, una cosina da niente, povera creatura indifesa. Lo sherpa ulivista annuncia giulivo: “Abbiamo vinto, i giudici non saranno impiccati né sciolti nell’acido. Se si consegnano con le mani alzate a Villa Certosa, avranno salva la vita”. E partorisce una “bozza” (o “lodo”) che abolisce i processi a Berlusconi. “Tutto è bene quel che finisce bene”, titola Pigi Battista sul Corriere, mentre Ostellino, Panebianco e Galli della Loggia criticano l’eccessiva cedevolezza del Pdl al partito giustizialista. Il Cavaliere incassa complimenti trasversali per la moderazione dimostrata. I giudici dichiarano il non doversi procedere per intervenuta abrogazione dei processi. Lui dirama un video-monologo a reti unificate: “La mia ennesima assoluzione dimostra che ero innocente anche stavolta, ma le toghe rosse complottavano contro di me senza prove. Voglio le scuse e la medaglia d’oro”. Dall’altra sponda, autoapplausi compiaciuti: “Abbiamo fato bene a dialogare: il problema esisteva”.

13 giugno 2008 - http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

giovedì 12 giugno 2008

Legge ad personam - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera


Con la locuzione legge ad personam s'intende una legge (o atto avente forza di legge) che si ritiene sia stata realizzata mirando specificamente al raggiungimento di determinati effetti favorevoli (o sfavorevoli) per una singola e individuata persona o ristretto gruppo di soggetti (ad personam), ciò nonostante possa essere apparentemente formulata in modo generale. La locuzione - un'espressione latina mutuata dal gergo giuridico - è entrata nell'uso comune in Italia a seguito del largo uso che politici e giornalisti ne hanno fatto durante la XIV legislatura.

Legislatura XIV

Sotto i governi Berlusconi II e III sono state approvate numerose leggi che hanno sollevato aspre critiche in quanto ritenute leggi ad personam[3].
Tali contestazioni hanno affermato che la maggioranza di centrodestra abbia ricorso a tale espediente per alleggerire la posizione processuale di
Berlusconi stesso. Tra le tante, è stato rilevato come le seguenti abbiano ridotto le pendenze giudiziarie o abbiano in qualche modo conflitto con gli interessi del presidente del Consiglio:



  • la depenalizzazione del falso in bilancio[4]
  • la legge sulle rogatorie[5]
  • l'introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica[6]
  • la "legge Cirami" sul legittimo sospetto[7]
  • la riduzione della prescrizione (che cancellava gran parte dei fatti oggetto di contestazione nel processo sui diritti TV verso Berlusconi)[8]
  • l'estensione del condono edilizio alle zone protette[9] (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi)
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste[10] (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell'Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de "la Cascinazza" (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi[11]
  • l'introduzione dell'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento[12]
  • la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni[13]
  • la norma transitoria della Legge 90/2004 che consentì a Gabriele Albertini, sindaco di Milano non più rieleggibile, di essere candidato alle elezioni europee senza dover dare le dimissioni da sindaco.
  • Alcuni esperti di diritto hanno anche definito "legge ad coalitionem"[14] la legge elettorale del 2006[15] che, data la morfologia delle formazioni politiche all'atto delle elezioni governative, si riteneva dovesse permettere ai partiti della coalizione di centrodestra di ottenere un numero di seggi fortemente superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto con la precedente normativa, ma che in realtà non ha avuto altro effetto se non quello di alimentare la disgregazione.


Fonti e note

  1. Repubblica.it - Legge ad personam, di Ezio Mauro
  2. la Repubblica, 5 giugno 1999
  3. Repubblica.it - Legge ad personam, di Ezio Mauro
  4. Legge n. 61/2002
  5. Legge n. 367/2001
  6. "Lodo Schifani", 140/2003, mai entrata in vigore in quanto dichiarata incostituzionale
  7. Legge n. 248/2002
  8. "Legge ex-Cirielli", 251/2005
  9. Legge delega 308/2004
  10. Ricorso n. 15/2005 alla legge regionale 8/2004
  11. P.A.I. (Piano di Assetto Idreogeologico) del 2001
  12. DL n. 3600
  13. Legge 112/2004
  14. Agenzie stampa 09/2005
  15. Senato.it - Normativa in materia elettorale
da http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_ad_personam