sabato 18 aprile 2009
domenica 12 aprile 2009
Le lacrime del Caimano - di Giulio Bailetti

venerdì 10 aprile 2009
Misteri di Stato: scoperto Echelon Italia - di Rita Pennarola
domenica 1 febbraio 2009
Gaza: massacro o nani e pummarole? Una risposta a Lorenzo Cremonesi - di Vittorio Arrigoni

"Il sangue che imbrattava il pavimento del pronto soccorso, in realtà non era sangue. Ma pummarola. A' pummarola napuletana", ci dice un pizzicagnolo travestito da medico dell'ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. "Le vittime negli obitori? non sono corpi umani, sono manichini. Andate a controllare nei negozi del centro. Hamas li ha saccheggiati di manichini e ci ha riempito i cimiteri" Ci dice commosso un commesso che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. "i corpi dei bambini morti? Non erano bambini. Erano dei nani. Degli aguerrittissimi nani da combattimento reclutati dalle brigate Al Qassam" ci dice un beccamorto che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita."Le donne trovate cadaveri sotto le macerie non erano donne, ma mujeaddin di Hamas che avendo saputo preventivamente dell'attacco erano corsi dal barbiere eppoi a farsi un'operazione a Casablanca" ci dice un visagista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. "Il fosforo bianco in realtà non era fosforo, odorava di eucalipto e veniva buono per farci delle inalazioni. A me ha curato il raffreddore" ci dice un farmarcista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, ha molto da insegnare alle nuove leve del giornalismo,col suo articolo pubblicato il 21 gennaio, pure troppo. Io che non ho mandanti se non una morbosa ricerca della verità, io che non sono un giornalista prefessionista, non scriverò mai per il corrierone, poco male, mi evito di intrattenere relazioni con redazioni che mi imboccano il pezzo, specie quando il boccone è così indigesto.Per la casacca che indossato durante tutto il massacro, con ricamata non la scritta PRESS ma bensì l'emblema della mezza luna rossa, dico a Cremonesi che le bugie hanno le gambe corte, in questo caso peggio, ce le hanno amputate.Anche io posso benissimo trovare persone disposte a dirmi che è stato hamas e non l'esercito israeliano ha sterminare più di mille palestinesi, e vi assicuro che ve ne sono, specie fra coloro che mangiavano nel piatto ricco dai corrotti di Fatah e ora sono a dieta. Sta ad un serio ricercatore distinguere una fonte attendibile da un attentato all'informazione.Nessuna ambulanza durante questi 3 settimane di tragedia è stata utilizzata da ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. Ne sono assolutamente certo, perchè sulle ambulanze c'eravamo io e i miei compagni dell'ISM.Su quella ambulanze abbiamo rischiato la pelle, e un nostro amico paramedico, Arafa, ci è rimasto. 14 paramedici sono stati uccisi. I soldati israeliani sparavano alle ambulanze certi di quello che facevano, ovvero uccidere civili. Non abbiamo mai concesso ad un solo membro dell'almukawama, la resistenza palestinese, di salire a bordo di uno dei nostri mezzi. Quelli che ci provavano, venivavano spintonati giù, anche quando (ed è accaduto ) il guerrigliero era il marito di una donna che portavamo di corsa in una clinica a partorire. All'ospedale Al Quds sono tutti di Fatah. lo sanno pure i muri (le pareti infatti sono tapezzate di Arafat. Neanche una icona di Ahmed Yassin), così come allo Shifa. Al Awada di Jabilia invece parteggiano quasi tutti per il Fronte Popolare. E' una impresa trovare personale medico pro-hamas lungo tutta la Striscia, prova è che quando Fatah chiamò allo sciopero generale, incrociarono le braccia l'80% dei dottori. Se la resistenza avesse utilizzato gli ospedali come postazioni per combattere i medici li avrebbero fatti evaucare subito, rifiutandosi immediatamente di curare i feriti. Un atteggiamento come quello descritto da Cremonesi nel suo pezzo equivarrebbe ad un suicidio politico per Hamas, e Hamas non vuole suicidarsi, non ha fretta di andare in paradiso, è un movimento ben radicato sulla terra, che desidera ampliare i suoi consensi, quantomeno non disperderli. Scudi umani? A Tal el Hawa durante il massacro io c'ero, e nella zona abita il mio migliore amico, Abu Nader. Suo padre e i suoi amici in effetti sono stati usati come scudi umani, ma non da hamas, bensì dai soldati israeliani che giravano casa per casa a caccia di combattenti (lo hanno già fatto in passato, è una prassi: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1524 ).Il conto delle vittime è possibe dimunisca di qualche decina di unità, come è possibile che invece aumenti. Nel raccogliere i dati che puoi riportavo nelle mie corrispondenze da questo inferno non aspettavo certo l'imboccata di hamas, come non accetterai mai l'imboccata di un giornale quando impone che si scriva contro il movimento radicale islamista per porre in secondo piano l'aberrante massacro appena accaduto. Le mie fonti erano le stesse utilizzate dai giornalisti palestinesi e dagli attivisti per i diritti umani locali: fonti ospedaliere indipendenti. Se poi i morti saranno anche cento in meno, non mi metterò a stappare bottiglie di champagne ne derubricherò questo massacro come meno efferato. Al momento ci pensa l'esercito israeliano a smentire Lorenzo Cremonesi: un suo portavoce ha infatti dichiarato al Jerusalem Post che le vittime palestinesi dell'offensiva "Piombo Fuso" su Gaza sono circa 1.300. 5 giornalisti palestinesi sono stati uccisi durante i bombardamenti, diversi i feriti. Distrutta la sede della televisione Al Aqsa, il palazzo al centro di Gaza City che ospita Reuters CNN e Al Jazeera più volte attaccato. Si dice che la verità è la prima a morire durante una guerra.C'è qualcuno in via Solferino che si cimenta nella profanazione del suo cadavere.Restiamo umani. Vik
(PS. un sentito, caldo, palpitante, grazie!, dal mio sanguinante cuore malconcio a tutti coloro che una donato una somma in sostegno ai diritti umani dei palestinesi che coi compagni dell'ISM ci sforziamo di salvaguardare)
Vittorio Arrigoni in Gaza
Blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
Contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com
telefono: 00972(0)59 8378945
siti della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org -->
Evviva!! A Gaza solo 600 morti anziché 1.300
Grazie per averci fatto esultare sul fatto che le vittime del genocidio commesso a Gaza è stato solo di 600 invece delle 1.300 insinuate.
Grazie per averci regalato pagine del milgior giornalismo e di aver pubblicato notizie che nessuno ha avuto il coraggio di far sapere.
Ma vorrei soffermarmi esclusivamente sul numero presunto di vittime, il resto si commenta da solo.
Bene sig. Cremonesi, le faccio presente che il numero di vittime, in alcuni conflitti, ha avuto un rapporto tra le parti in guerra superiore di 1 a 3 soltanto in un caso: il Vietnam.
In quell'occasione il rapporto fu 1 a 25 con 58.200 morti tra le truppe americane e circa 1.500.000 tra quelle vietnamite (fonte wikipedia).
In altri conflitti si sono misurati morti:
2° Guerra Mondiale: Alleati 6.500.000 - Asse 10.600.000 (fonte wikipedis ed approssimativo e senza Russia e Cina); rapporto 1,6;
Guerra Russo cecena: Russia 4.200 - Cecenia 13.500 (fonte corriere della sera 23/07/02); rapporto 3,2;
Guerra dei Balcani: Serbi 2.400 - Bosniaci 6.300 (fonte articolo21.info); rapporto 2,6.
Ora, sig. Cremonesi, se vogliamo ridurre il numero dei morti ammazzati a Gaza ad un risultato sportivo, secondo le sue cifre, avremmo:
Israele 4 - Gaza 600; rapporto 150.
Sa, sig. Cremonesi, cosa significano queste cifre? GENOCIDIO!!
Ha fatto due conti Sig. Cremonesi?
Se ci fossero state le stesse percentuali in Vietnam i morti "gialli" sarebbero stati 225.000.000.
Nella seconda guerra mondiale, per i 6.500.000 di morti inglesi, americani, francesi, ci sarebbero stati 1.590.000.000 morti tedeschi e giapponesi. Bisognava riutilizzare le divise dei cadaveri almeno una decina di volte per trovare un numero adeguato di crucchi e kamikaze!
In Cecenia con le stesse percentuali ci sarebbero stati 2.025.000 di ribelli morti.
Nei balcani sarebbero stati 945.000 bosniaci.
Una guerra è una guerra quando si fronteggiano due eserciti.
Ma quando in un conflitto ci sono 4 morti da una parte, di cui 3 da "fuoco amico", e 600 o 1.300 dall'altra, emerge il fatto che non si stia combattendo una guerra: si sta commettendo un crimine senza che una delle parti possa difendersi.
E non c'è mai ragione di combattere una guerra.
E neppure lanciare missili.
Figuriamoci se si sentiva la necessità di fare una guerra dei numeri.
Augusto Tiberio Druso Massimo
«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli»
In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».
Lorenzo Cremonesi
giovedì 15 gennaio 2009
Vittorio Arrigoni a Gaza: avvoltoi e cacciatori di taglie

Il 27 dicembre i miei amici ci provarono con la "Dignity", furono attaccati dalla marina israeliana che tentò di affondarli, lanciato l' SOS dovettero rifugiare in Libano coi motori in avaria e una falla nello scafo. Per puro caso non ci furono feriti gravi in quell'occasione, ci auguriamo che domani siano rispettate le loro vite e i diritti umani. Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione. Una popolazione disperata che non trova più il pane e il latte per nutrire i suoi figli. Che non piange neanche più i suoi lutti perchè anche agli occhi è stata imposta una ferrea dieta. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo. Ogni giorno invochiamo forze che governano sopra di noi affinche fermino questo genocidio in corso, per domani mattina chiediamo solo che la nostra piccola imbarcazione approdi a Gaza con il suo carico di compassione, pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta. Il mare come ancora di speranza, il mare come meta di distruzione. Secondo l'agenzia di stampa Ma'an, e la Reuters conferma, gli Stati Uniti stanno per rifornire di 300 tonnellate di armi Israele, tramite due navi cargo in partenza dalla Grecia. Armi e una grande quantità di esplosivo e detonatori, tutto il necessario per spianare la Striscia da migliaia delle sue abitazioni. Sono già 120 mila gli sfollati da Gaza a Jabalia, ma i più, compresi diversi miei amici non si sono mossi, non sanno dove rifugiarsi. Giornalisti, dottori e becchini. Sono le professioni che lavorano di più qui a Gaza, senza sosta ormai da 16 giorni. Gli avvoltoi, oltre i caccia bombardieri preoccupano e fomentano disprezzo, specie quelli che fino a ieri sedevano sulla stessa sedia del compianto Arafat, e ora anelano a venire a riprendersi il trono sulle ceneri di quel che di Gaza sarà. Siamo giunti a 923 vittime, 4150 i feriti, 255 i bambini palestinesi orribilmente trucidati. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Gira voce che Olmert avrebbe fatto sapere ai suoi che il raggiungimento di 1000 vittime civili è il termine ultimo per arrestare questa brutale offensiva infanticida. Un pò come succede alla Vucciria di Palermo, dove i quarti di manzo goccialano sangue all'aperto, e si contratta la carne un tanto al chilo. Le apparizioni di Ismail Haniyeh sullo schermo sono seguitissime dai palestinesi della Striscia. Non si può parlare di tregua senza contemporaneamente prefissare una fine dell'assedio. Continuare ad assediare una Gaza ridotta in macerie, non permettere il confluire di viveri e medicinali, impedire la fuoriuscita di malati e di feriti, significa condannarla ad una più lunga agonia. Questo il sunto delle parole del leader di Hamas, pronunciate stasera da un bunker chissa dove sottoterra, che fanno breccia nell'opionione pubblica gazawi. Il discorso di un leader che avrebbe potuto fuggire a ripararsi altrove, e invece è rimasto qui a prendersi le bombe in testa come chiunque altro. Questo miei prose odierne sono state trocate sul nascere, dalla solita telefonata intimidatoria che ordina l'evocuazione prima di un bombardamento. Mi trovo nel palazzo dove risiedono i principali media internazionali, fra gli altri, Al Jazeera, Ramattan e Reuters. Abbiamo dovuto staccate i pc dalle pareti, precipitarci giù per le scale e riversarci in strada, dove con gli occhi incollati al cielo cerchiamo di scorgere da dove giungerà il fulmine distruttivo. Questa notte non ci saranno telecamere e reporters a documentare il massacro di civili, aleggia il fondato sospetto che le vittime innocenti saranno più del solito. Ancora per strada fisso Alberto e gli strizzo un'occhio, si avvicina e gli sussurrò in un orecchio se ritiene plausibile che le telefonata intimidatoria sia stato un segnale per noi due soli, dopo la scoperta di un sito statunitense di estrema destra che ci ha messo una taglia sulla testa: "ALLERTARE I MILITARI DELL'IDF PER COLPIRE L'ISM
Numero da chiamare se localizzate i covi di Hamas con i membri dell'ISM. Dall'America chiamate 011-972-2-5839749. Da altri paesi non digitare lo 011. Aiutateci a neutralizzare l'ISM, che è ormai parte integrante di Hamas sin dall'inizio della guerra. BERSAGLIO ISM #1 PER LE FORZE AEREE ISRAELIANE E TRUPPE DI TERRA DELL'IDF: INVITO ALL'OMICIDIO DI VITTORIO ARRIGONI (FOTO SOTTO) CHE ATTUALMENTE ASSISTE HAMAS A GAZA.". Dal sito "stoptheism.com". Non prendetevi la briga di visitarlo ne tantomeno di linkarlo ai vostri siti. E una testimonianza sociologica da tramandare ai posteri. Analizzando questi tempi, il futuro pronuncerà la sua sentenza inappellabile, di come l'odio fosse il sentimento più puro, e il livore verso il diverso muovesse eserciti e fosse il collante di intere masse di uomini,. Non è necessario che i miei detrattori e chi mi vorrebbe martire compongano quel numero, l'esercito israeliano sa benissimo dove trovarmi anche stanotte, sto sopra le ambulanze dell'ospedale Al Quds in Gaza city. Restiamo umani.
Alitalia, addio Italia - di Gennaro Carotenuto
Lo svuotamento, perché di questo si tratta (ricordate Michael Douglas in Wall Street) della compagnia di bandiera non passa alla storia solo come il simbolo del cinismo, della malafede e del pressappochismo dell’era di Silvio Berlusconi ma forse come il punto di non ritorno della breve stagione italiana tra i paesi avanzati.
Spiegatelo con pazienza che tra la soluzione miracolosa trovata dal grande venditore e l’accordo faticosamente raggiunto da Romano Prodi con il presidente di AirFrance-KLM, Jean-Cyrill Spinetta, meno di un anno fa, ci sono ben 5 miliardi di Euro di differenza a nostro carico e 7.000 posti di lavoro persi in più. Fatelo notare che con 5 miliardi di Euro ci si fa più del ponte sullo stretto di Messina. Ricordatelo che ci si potevano fare 11 (undici) social card, ovvero (senza entrarne nel merito) redistribuire ad ognuno degli indigenti beneficiati non 40 ma 440 Euro al mese. Oppure ditelo che quei 5 miliardi si potevano investire per costruire un pezzo di futuro per la generazione precaria, un figlio o una sorella precaria ce l’avranno anche i vostri amici che hanno votato Silvio.
Ci si poteva fare, a costi da paese civile, quasi tutta la TAV da Napoli a Milano. Sarebbero stati necessari meno di 7 miliardi in Francia, Spagna o Germania visto che a tutti la TAV costa circa 9 milioni al km, solo da noi si superano i 30. Oppure, se non si fosse usata Alitalia contro Prodi, ci si poteva costruire un modernissimo ospedale per ogni regione attrezzato di tutto punto per ogni patologia. Questi 5 miliardi di Euro (10.000 miliardi di lire) erano soldi che (al governo Prodi) AirFrance aveva accettato di pagare o debiti che aveva deciso di accollarsi. Invece Berlusconi li ha buttati via e ha scelto per cinismo politico di farli accollare ad ognuno di noi.
Il risultato è ritrovarsi comunque con AirFrance padrona della compagnia (gli amici del capo ne usciranno presto con favolosi guadagni), ma con l’aggravante di un regime senza concorrenza, di sostanziale monopolio sulle nostre rotte interne. Le tariffe stanno già aumentando. Per ottenerlo la compagnia di bandiera francese paga una frazione di quello che aveva sottoscritto di pagare al governo Prodi (l’eversione sindacale, spesso ma non sempre legata ad Alleanza Nazionale, ha avuto un ruolo importante e nefasto, quasi golpista).
Spiegatelo ai vostri amici che hanno votato per la PdL cosa è successo con Alitalia. E’ come se il proprietario di un bell’appartamento in centro, ma oberato da un grosso mutuo, lo avesse svenduto al prezzo di un garage ma continuasse a pagare puntualmente il mutuo andando a dormire in una stanza ammobiliata.
Ma il caso Alitalia è anche la Caporetto del liberalismo economico in Italia.
Lo dimostra il teatrino su Malpensa con la lotta interna lombarda tra Milano, che per difendere Linate è in sinergia con Fiumicino, e la fascia pedemontana che difende Malpensa. Questa non è una “cattedrale nel deserto”, ma è una cattedrale di troppo, la costruzione della quale è forse stata il più grande caso di clientelismo politico nella storia della Repubblica. Né Umberto Bossi, né la CAI, né Berlusconi, né AirFrance pensano che “liberalizzare le rotte” sia un bene. Anzi, temono la liberalizzazione più di ogni altra cosa e la ventilano solo come strumento di ricatto.
La Lega, che ha tanto criticato la “Cassa per il Mezzogiorno”, oramai considera “Roma ladrona” una sorta di “Cassa della mezzanotte” dalla quale attingere senza limite, tanto che lo stesso Berlusconi ne è preoccupato. In questo modo, chiunque in buona fede può capirlo, il liberismo economico si riassume definitivamente nella sola libertà di evadere il fisco.
Purtroppo non è tutto qui, anzi quanto esposto è solo la premessa al peggio. Quel macigno di cinque miliardi di deficit aggiuntivo creati ad arte da Berlusconi per vincere le elezioni e fare un favore ad imprenditori amici (metteteci anche l’abolizione dell’ICI e i costi del federalismo fiscale e il tutto vale più di un paio di punti di PIL), ci stanno materialmente spingendo fuori dall’Europa.
Tra un paio di semestri i più solidi paesi dell’Unione avranno superato il peggio della crisi, esigeranno che il patto di stabilità torni ad essere rispettato e Lucignolo-Italia si troverà da solo dietro la lavagna. Se si rifiuterà o non saprà farlo potrebbe perfino essere espulso dalla scuola. Quando i nodi verranno al pettine si scoprirà che l’Euro (l’Euro di Prodi, il vituperato, calunniato “Euro di Prodi”) un paese come l’Italia non se lo può più permettere e se non ci cacceranno fuori a qualcuno da noi verrà la tentazione di autoescluderci e di battere carta igienica come moneta. Ma quell’Euro (di Prodi, che vi piaccia o no) è l’ultimo ancoraggio del paese al mondo sviluppato. Di mezzo ci sono le nostre vite, il nostro lavoro, le nostre scuole, i nostri ospedali, le nostre pensioni, la moneta con la quale poter pagare il gas del riscaldamento quest’inverno, in un paese che dipende dai combustibili fossili senza possederne.
La storia, shakespeareanamente circolare, accelera: “quando i migranti saremo noi”.
11 gennaio 2009 - Gennaro Carotenuto - www.gennarocarotenuto.it
martedì 6 gennaio 2009
La Malmignatta Italiana
L'aracnide di Arcore ci riprova. E riprova a mettere a segno il grande colpo. Dalla grande tela iniziata a tessere circa tre lustri orsono, è pronto a sferrare il morso fatale alla sempre più gracile democrazia.
Mentre i suoi ministri dichiarano che la bancarotta dello Stato è improbabile, ma non impossibile (?!?), mentre i più recenti rapporti sull'innovazione tecnologica (internet e banda larga) ci relegano agli ultimi posti per sviluppo ed utilizzo, mentre il suo governo taglia una parte degli incentivi ad aziende e privati per favorire le ristrutturazioni per le installazioni delle tecnologie per l'energia rinnovabile, mentre un gestore del circuito delle carte di credito sta progressivamente tagliando e bloccando le sue convenzioni e le transazioni attraverso Poste, per la completa inaffidabilità dei suoi sistemi di sicurezza e controllo, la malmignatta Presidente del Consiglio ci ha regalato l'ennesima esilarante battuta: è rimasto impressionato dalla tecnologia di Poste e si è detto pronto, al prossimo vertice G8/G20, a proporre la regolamentazione della rete nel mondo ed usare la tecnologia postale italiana!
Mi metterei a ridere se non avessi terminato le lacrime a forza di piangere.
Avvalendosi, inoltre, delle recenti sentenze per Bolzaneto e la Diaz, come esempio di grande democrazia per i fatti dell'ultimo G8 da lui presieduto, trattandosi questa volta di un "Gx", potrebbe inviare le sue squadracce fin dentro gli asili nido e le materne per evitare che potenziali comunisti crescano con insane pretese del diritto di manifestare.
Ma tutto torna: la malmignatta essendo un aracnide considerato velenoso, il nostro ragno di Arcore deve aver contratto una malattia autoimmune dagli effetti deliranti. Talmente pericolosa da fargli credere che la realtà reale sia quella da lui percepita.
Ma l'attacco agli strumenti, fin ora baluardo della libera informazione e dunque della democrazia, verrà sì sferrato dal ragno con le zeppe, ma pur sempre con l'assenso ed il silenzio di un'opposizione, che quando governava, per prima ha provato a far passare emendamenti e disegni di legge per regolamentare il world wide web. Quella stessa opposizione che alla fine ha accettato il candidato votato dal governo per presiedere la commissione di vigilanza RAI che, costituzionalmente spetta all'opposizione.
Proporre come modello la nostra "tecnologia" e le nostre "regole" è un bel gesto di spavalderia.
Spavalderia che, unita all'assenza di un'opposizione, unita ad un'assenza di pluralismo di informazione, unita a sentenze che continuano a non chiarire mai i fatti oscuri di questo paese, mi ricorda sempre di più i racconti di un periodo molto lungo vissuto da mio nonno.
E non è stato un periodo di democrazia.
lunedì 29 dicembre 2008
Era il 2008!
sabato 20 dicembre 2008
Anch'io in Parlamento
Narrano le cronache che la Camera dei Deputati si stia attrezzando per installare un sistema che eviti la ridicola piaga dei pianisti, ossia quei deputati che durante le votazioni pigiano il tastino per il collega assente. Costo dell'operazione 390.000,00 euro. A parte il fatto che sembra di stare in un asilo nido anziche in un ramo del Parlamento, a parte il fatto che Brunetta potrebbe/dovrebbe far mettere i tornelli anche a Montecitorio (sono o non sono degli "statali" in senso lato anche i nostri parlamentari?) mi viene da pensare che se proprio questa spesa deve essere fatta, allora quei soldi potrebbero essere utilizzati meglio, e non è qualunquismo: la retribuzione di un qualunque lavoratore/lavoratrice part-time è di circa 6/700 euro mensili. Perchè non assumerne uno che faccia la conta dei votanti? Per quarant'anni staremmo a posto. Mi candido!!
mercoledì 17 dicembre 2008
MODI DI GOVERNARE - 4
http://static.repubblica.it/napoli/pdf/nota_procura.pdf
mercoledì 10 dicembre 2008
Nanoparticelle
http://www.ecoblog.it/post/1263/nanoparticelle-e-nanopatologie
venerdì 5 dicembre 2008
MODI DI "GOVERNARE" - 3
domenica 30 novembre 2008
MODI DI "GOVERNARE" - 2
Intervista a Remo Calzona, il supertecnico che presiede il comitato per la verifica di fattibilità
"Caro e anche pericoloso"Bocciato il ponte sullo Stretto
di ANTONELLO CAPORALE
Una elaborazione al computer del ponte sullo Stretto di Messina
L'UOMO del Ponte si chiama Remo Calzona. Al dipartimento di ingegneria strutturale e geotecnica della Sapienza di Roma tutti lo conoscono. E anche a Reggio Calabria. Decine e decine di sopralluoghi tra Scilla e Cariddi e viaggi in tutto il mondo. Figura illuminata a cui prima l'Anas (1986) poi il governo (2002) hanno affidato la presidenza del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità della grandiosa opera del Ponte sullo Stretto. "La soluzione progettuale mi appare oggi assai costosa e per nulla immune da crisi strutturali". Ahi, casca il Ponte? "Bellissima domanda alla quale rispondo con Popper (ho rubato al suo pensiero il titolo del mio ultimo lavoro): La ricerca non ha fine". L'uomo è fallibile. "In Danimarca il ponte sullo Storebelt ha patìto il fenomeno del cosiddetto galopping. Il nastro d'asfalto si è andato deformando, tecnicamente è una deformazione ortogonale alla direzione del vento". Su e giù, come fosse un grosso serpente. "Esattamente così. Una deformazione, dovuta al fluido dinamico che impone di bloccare per motivi di sicurezza il passaggio di cose e persone. Ma il ponte si realizza proprio per permettere il transito ininterrotto". Se soffia il vento a Scilla, ponte chiuso. "Anche cento giorni all'anno". Lei propone di ridurre l'ampiezza delle campate da 3300 a 2000 metri. "Ci siamo accorti che la riduzione azzera quel fenomeno". Ma nel 2002 era di diverso parere. "Bellissima considerazione: mi viene in aiuto ancora Popper. La scienza misura i suoi passi sui propri errori".
I ponti si costruiscono ma ogni tanto cadono. "Hai voglia se cadono! Nel secolo scorso abbiamo conosciuto il collasso provocato dalla fatica dei materiali". Come un asinello che si stanca e stramazza al suolo. "Carichi ripetuti sulla medesima struttura, fatica sviluppata fino al punto di insostenibilità". Crash. "Con la crisi del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles, ci siamo accorti di un altro elemento destabilizzante, chiamato fletter. Sempre causato dal vento". Il vento eccita, maledetto lui. "Eccita". Adesso siamo di fronte al galopping. "Fare un ponte e spendere tanti quattrini per vederlo chiuso che senso ha?". Ne ha parlato con la società dello Stretto di Messina? "Pensi che l'amministratore delegato, l'ingegner Ciucci, mi ha persino diffidato a pubblicare il libro che documenta le mie nuove ragioni". E perché? "E che ne so! Uno gli dice che si può fare un ponte con meno della metà dei soldi e più sicuro e si sente trattato in questo modo". Lo deve dire a Gianni Letta. "Io scrivo e riscrivo. Soprattutto a Letta: guarda che così non va". Ma Impregilo, la ditta costruttrice, ha il suo progetto. Chiederà penali. "Chiamassero me: la metterei in ginocchio". Professore: e se tra tre anni, o cinque o dieci lei scova qualche altro errore? "Bellissima domanda: rispondo ancora con Popper. Lavoriamo sugli errori e sull'esperienza per fornire una soluzione progettuale che riduca il rischio di collasso della struttura entro limiti convenuti". Limiti convenuti. "Io non sono un mago".
MODI DI "GOVERNARE" - 1
La pay-tv protesta con una nota dell'ad italiano: raddopiata la tassa sugli abbonati. Così l'esecutivo colpisce oltre quattro milioni e mezzo di famiglie"
Crisi, sull'Iva Sky contro il governo"E' un'altra tassa sulle famiglie"
Insorge anche il Pd: "Così il premier di Mediaset colpisce la concorrenza"
ROMA - Nel pacchetto anticrisi varato ieri dal governo c'è anche la sorpresa pay-tv. Vale a dire il raddoppio dell'Iva sugli abbonati. Decisione che da infuriare la tv di Murdoch, leader in Italia nel settore. Con tanto di nota ufficiale dell'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge. I toni sono durissimi. "In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese con l'obiettivo di generare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Ad esempio, questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una riduzione dell'Iva dal 17,5% al 15%. Ieri invece il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio dell'Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%". Tom Mockridge dunque non usa mezzi termini nel criticare la norma approvata ieri dal Consiglio dei ministri. E ricorda che "dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell'intero settore televisivo, grazie a questi investimenti e senza sussidi da parte del governo". Inoltre, prosegue, "Sky oggi dà lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell'indotto, più del triplo del totale dei dipendenti sommati di stream e tele+ nel 2003. Con la decisione annunciata ieri le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro, una crescita evidentemente in contrasto con l'affermazione del governo che questo pacchetto 'sostiene lo sviluppo delle imprese'".
Dunque, puntualizza, "deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 Milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di aumentare le loro tasse, affinchè in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa". Ma il provvedimento non è piaciuto neppure al Partito democratico, che denuncia il palese conflitto d'interessi. "Il raddoppio dell'Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti crisi del governo ha tutta l'aria di un blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset", denuncia Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd. "L'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi - aggiunge - non è infatti coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda solo la tv via satellite e via cavo. L'eventuale coinvolgimento di Mediaset, lamentato dall'azienda di Cologno ieri a tarda sera, sarebbe comunque insignificante perché relativo non alle carte prepagate del calcio ma soltanto agli abbonamenti mensili per alcuni canali digitali. In pratica, anche se fosse vero questo coinvolgimento, sarebbe infinitesimale". "In ogni caso - conclude Gentiloni - sarebbe molto grave che ad essere colpiti dal blitz governativo fossero alla fine i quasi 5 milioni di abbonati a Sky. Nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle Autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel 'sostegno privilegiato' all'azienda di proprietà di Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi". E all'attacco va anche il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani. "L'onorevole Berlusconi - si chiede ironicamente - era presente al Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto anti crisi? In quel decreto c'è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente". "Benché ci si siamo ormai abituati a tutto - aggiunge Bersani - voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata. Sarà una buona occasione per sapere quanti liberali ci sono in Parlamento". Dello stesso tenore il commento dell'Italia dei Valori. "La 'tassa Sky' - afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi - è l'ennesimo caso che dimostra ancora una volta la necessità e l'urgenza di risolvere il conflitto d'interessi nel nostro paese. Un'anomalia unica nel panorama delle democrazie occidentali". "E' singolare - prosegue - che tra i provvedimenti ce ne sia uno che colpisce direttamente un'azienda concorrente di Mediaset. Un caso del genere non sarebbe mai stato possibile né negli Usa né in un altro paese europeo". Sulla polemica interviene pure l'Udc, chiedendo al governo di ritirare il provvedimento. "Siamo certi che si tratti di un errore, perché sarebbe quantomeno improvvido, oltre che sbagliato, da parte del presidente del consiglio colpire l'unica azienda privata in reale competizione con Mediaset", afferma il capogruppo del partito in commissione di Vigilanza sulla Rai Roberto Rao. "Comunque - continua - c'è tutto il tempo per rimediare, visto che da parte del governo è stata annunciata la disponibilità ad accogliere le osservazioni dell'opposizione su questo decreto". Ma il governo, per bocca del sottosegretario all'Economia Luigi Casero, smentisce che il provvedimento sia stato pensato come favore alle tv del presidente del Consiglio. "A nessuno sfugge - afferma - che l'incertezza del momento si porta dietro la possibilità di richiedere sacrifici anche a tutto il comparto televisivo. Non c'è dunque alcuna persecuzione o calcolo politico il governo va avanti nella consapevolezza che di fronte alla crisi globale dell'economia sia doveroso aiutare le famiglie e le imprese". (29 novembre 2008)
lunedì 24 novembre 2008
mercoledì 5 novembre 2008
è nato 'no criàturo, è nato nìro...
Gli "osanna" si levano in cielo e rimbalzano tra la selva infestante dei satelliti, che li diffondono e li amplificano per tutto il globo terracqueo e oltre: è un altro cambiamento epocale a cui abbiamo la fortuna di assistere. Dopo l'uomo sulla luna e il crollo del muro di Berlino ecco che un Negro conquista la Casa Bianca: un paradosso lessicale e cromatico di portata infinita.